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L’IMMAGINE DI TARCENTO
LA PERLA DEL FRIULI TRA MITO E REALTÀ

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Ancora una volta i modelli furono i padiglioni di caccia tedeschi come sì può notare nella ripidissima torretta alta ben cinque metri e dal tetto in lamiera particolarmente erta. Anche l'interno caratterizzato da spazi verticali con una ripida scala lignea si lega ai modelli nordici di carpenteria lignea, attualmente amorosamente restaurata dai proprietari, che hanno trovato una coibentazione dei muri in carbone probabilmente riconducibile alle tecniche bavaresi ben conosciute da Giovanni Boldi.
In assenza di qualsiasi dato d'archivio proporrei di avvicinare a questa tipologia del casino di caccia, caratterizzato da uno sviluppo verticale del tetto con torretta, un'altra piccola villa posta nella frazione di Molinis sulle pendici del colle di Sant'Eufemia. Le dimensioni contenute della costruzione che si sviluppa in altezza si giustificano come in villa Vilma dal fatto che i villini si trovano su uno sperone di terreno che ne evidenzia lo slancio verso l'alto, anche se a Molinis é dato largo spazio al giardino. Questo si inerpica lungo le ripide pendici del colle e culmina in una vasca di pietra artificiale, ora interrata, davanti a quello che doveva essere l'ingresso principale, attualmente in disuso. L'origine nordica delle tipologie è confermata anche dai vaghi racconti di tono fiabesco sui committenti, identificati spesso con nobildonne ungheresi che avrebbero voluto ricordare nelle loro dimore i lontani paesi d'origine. E' anche vero che numerosi furono tra i villeggianti tarcentini gli slavi perciò tali racconti oscillano nel limbo tra storia e fantasia.
Propongo di attribuire alla cerchia di Giovanni Boldi anche il progetto per villa Ricci edificata sempre in località Oltretorre, dove nelle fotografie d'epoca caratterizza insieme con villa Vilma e villa Aganoor il panorama, rese più visibili dall'assenza di vegetazione folta come quella attuale. Anche questo edificio è caratterizzato da un'alta torretta angolare per le scale, terminante con una balaustrata da dove si può osservare il panorama. I tetti molto erti e ricoperti di lastre di coppo verniciati,la torre panoramica e un'altra torretta dall'erto tetto piramidale richiamano i modelli tedeschi. Il corpo di fabbrica si differenzia invece profondamente dai modelli di villa castellana per avvicinarsi alle residenze del Barocchetto franco-bavarese nella presenza dei fregi floreali a stucco, delle scale d'accesso a rampe ricurve ornate da ferri battuti di raffinata fattura. Il modello potrebbe trovarsi ancora una volta nelle residenze di Linderhof o di Herrenchiemsee volute da Ludwig II di Baviera in cui il Manierismo si combina con il Barocchetto. A questo stile eclettico ed accademizzante si ispirano anche gli affreschi e gli sfondati posti all'interno di villa Ricci, molto simili alle decorazioni create dai pittori gemonesi nelle chiese e nei palazzi dell'impero asburgico. Un certo tono liberty è suggerito dalle profonde fessure verticali o dai fori tondeggianti che costituiscono le finestre e soprattutto dalle splendide inferriate che formano cancelli e grate. Formati da intrecci i delicati festoni floreali e nastri svolazzanti nonché da fasce ornamentali a greca questi ferri battuti ricordano analoghi prodotti della officina Calligaris databili ai primi anni del Novecento. I richiami classicisti non dovrebbero essere del tutto stranei all'attività di Giovanni Boldi, che come tutti piccoli maestri non aveva una ispirazione originaria, ma desumeva suggerimenti e modelli alle sue esperienze e dalla pubblicistica del tempo. Certo è che anche villa Klain, da lui progettata e realizzata in via Dante presentava balaustrini e le scene avvicinabili al Manierismo di villa Ricci. La campionatura sulle ville castellane di Tarcento si conclude con villa Menazzi Moretti, che insieme alla distrutta villa Malignani, spicca per la posizione isolata, tuttora ben visibile "sopra il paese, verso il colle del vecchio castello" " sulle alture di Coia. Fu opera dell'ingegner Vandone di Torino datata tra 1897 e 1900 e si inquadra nell'architettura romanza della fine dell'Ottocento ben pubblicizzata e diffusa dalle riviste d'architettura. Elementi tratti dal Gotico, dal Romanico e dal Rinascimento vengono fusi insieme a costituire edifici di gusto pittoresco come questo che domina il panorama tarcentino facendo con la sua torretta da contraltare al diruto castello di Coia. Come si può notare nelle fotografie anteriori alla Prima Guerra Mondiale il progetto di Vandoni presentava una torre centrale che si innalzava sui corpi angolari merlati Torrioni, risalti e sporti merlati, finestre bifore, uno slanciato corpo poligonale racchiudente la scala,l'arco d'ingresso con merli e torrioni laterali sono tutti elementi che fanno della villa una architettura castellana. La struttura originale richiamava curiosamente il Neogotico del castello triestino di Miramare, denominato da Diana Barillari quadrato non a caso furono proprio degli architetti triestini Arduino e Buggero Berlam ad apportare significati. vi cambiamenti dopo la prima guerra mondiale.
Questi consistettero nella ricopertura della torre e dei corpi merlati con ampie tettoie lignee, simili a quelle di villa Aganoor, ma molto più sporgenti. Tettoie furono anche usate per coprire l'Ingresso meridionale della villa, mentre i bow windows originali diventarono delle logge coperte. Pietre artificiali e modanate, vetri colorati, un ampio fregio graffito nel sottotetto diedero alla villa quell’aspetto pittoresco che è stato rispettato anche nel progetto di ristrutturazione dell'architetto Titta Paoloni. Nelle rifiniture si evidenzia la cura con cui sono state scolpite e modellale le pani in legno e pietra artificiale e persino i balaustrini dell'ampia scalinata lignea, elemento che spesso caratterizza I’architettura dei Berlam, Arduino Berlam viveva In una villa di Tricesimo e negli anni Venti e Trenta era divenuto dalle pagine de "La Panarie" un attento sostenitore degli artigiani friulani, che utilizzò ampiamente nei lavori di rifinitura della villa per l'esecuzione dei legni scolpiti, di ornamenti in pietra naturale e artificiale degli stipiti delle finestre, di vetri, di stucchi, di ferri battuti particolarmente originali e importanti nel fornare i sostegni delle grondaie e dei pluviali.
Tra il 1919 e il 1922; l'intervento dei Berlam dette alla villa l'assetto definitivo che ancor oggi la caratterizza canto da venir scelto come modello per la ricostruzione poi che "sintesi di un delicato equilibrio tra caratteri del paesaggio locale, tipologie insediative e singolarità dell'edificio". Anche il parco che circonda la villa ha seguito le sue trasformazioni: da impianto all'italiana con statue e scalinate a un parco pittoresco, corrispondente allo stile della villa, ricco di piante d'alto fusto e di magnolie, che si sono ambientate benissimo grazie all'esposizione solatia e in qualche caso hanno subissato la villa, abbandonata a se stessa dopo il terremoto.

In villa Moretti
l'ultimo importante intervento edilizio fu fatto nel 1952 quando vennero effettua ti radicali lavori di ammodernamento degli interni forse attribuibili all'architetto Pietro Zanini, che nel 1950 aveva arredato una sala in stile rustico progettando un caminetto e un armadio a muro. I mobili furono eseguiti dalla ditta Fantoni di Gemona, che eseguì anche l'arredo per villa Angeli in quello stile rustico che caratterizzò la produzione del mobilificio negli anni Venti, quando Giuseppe Barazzutti fu il Direttore Artistico della produzione. I mobili avevano volumi squadrati, realizzati con tavole sagomate ed erano ornati con nodi lavorati, dadi e rosette imitate dagli intagli carnici.

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