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L’IMMAGINE DI TARCENTO
LA PERLA DEL FRIULI TRA MITO E REALTÀ

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A partire dalla seconda metà dell’Ottocento nel giudizio collettivo si sedimenta l’immagine della mitica Tarcento della belle époque, del paradiso della villeggiatura.

La cittadina sul Torre, sfiorata dalla Ferrovia Pontebbana nel 1879, soprattutto dopo la costruzione del Cascamificio e l’erezione della diga di Crosis, appariva aperta al progresso economico e sociale, ma ancora ben salda sulle sue radici cristiane e contadine: una specie di città ideale del ventesimo secolo che nei decenni della belle époque era diventata anche un salotto scientifico e letterario…
La nuova immagine di Tarcento, mirabilmente descritta da Benno Geiger (1), si formò quindi, prima della Grande Guerra, ma non si sarebbe fissata nell’inconscio collettivo senza il decisivo apporto della pubblicità.
Provvide all’occorrenza Chino Ermacora, che trasformò le cartoline di gusto borghese, tratte dalle fotografie di Brisighelli e Antonelli e Pignat, in altrettante finestre aperte sul paesaggio tarcentino da le pagine de “La Panarie” e “Friuli nel mondo” (tanto per citare la prima e l’ultima delle sue pubblicazione).
Fu così che Tarcento, in un’immagine preconsumistica, divenne la “Perla del Friuli”, e la chiesetta di Sant’Eufemia, l’osteria “Al gjal blanc” di Segnacco e il cippo a Omar el Khayyâm di Savorgnano si trasformarono nei mitici luoghi dell’immaginario collettivo…
(2)

L’aria salubre e il paesaggio attirano turisti e villeggianti e soprattutto numerosi artisti, poetesse, studiosi, geografi, fotografi:

Tarcento è uno dei luoghi di soggiorno estivo più frequentato del Friuli; vi si trovano infatti parecchie ville, … Molte altre case signorili moderne ed edifici notevoli conta Tarcento.(3)

La città di attrezza di alberghi e di una sala per spettacoli.
Ecco dunque che fra la fine dell’’800 e fino agli anni ’30
i grandi nomi della storia dell’architettura locale, allora professionisti emergenti, venivano incaricati della realizzazione degli edifici privati: Raimondo d’Aronco costruisce più di qualcosa, e così Provino Valle; molto fece Ermes Midena; a Molinis stava Cesare Miani; Scoccimarro costruiva in Oltretorre.(4)

1. BENNO GEIGER, Memorie di un Veneziano, Firenze, Vallecchi, 1957.
2. estratto da GIANFRANCO ELLERO, Dell’Immagine di Tarcento. La Perla nello specchio in Tarcint e Valadis de Tôr : 73n congres, 22 di setembar dal 1996, Udine : Societa Filologica Friulana, 1996, pp. 11,12.
3. O. MARINELLI, Guida delle Prealpi Giulie, Società Alpina Friulana, Udine, 1912, p. 420.
4. estratto da GABRIELLA BUCCO – MONICA DE RE – SEREN A TONON, Una passeggiata di villa in villa nella Tarcento del primo Novecento, in Tarcint e Valadis de Tôr : 73n congres, 22 di setembar dal 1996, Udine : Societa Filologica Friulana, 1996, p. 75.

Ma che cosa rimane di questa realtà della belle époque?
Senza dubbio il mito, ben diffuso e radicato. Ma soprattutto segno tangibile ed indelebile di tale splendore rimane l’architettura locale specchio di una realtà culturale di poeti artisti e intellettuali in genere che scrivevano, lavoravano e intrecciavano i loro legami nelle case, nelle abitazioni, nelle dimore patrizie. Quel originale e unico ambito culturale, frutto di concause sociali ed economiche geograficamente e cronologicamente peculiari, è svanito ma sicuramente il “fenomeno” architettura locale ci rimane come patrimonio culturale degno di nota, di studio e di salvaguardia.

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