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TARCENTO CITTA D'ARTE.
Tarcento è una sorta di "repubblica autonoma delle arti"
nel Friuli del Novecento. Tra la fine della seconda guerra mondiale
e gli anni settanta, gli artisti tarcentini facevano cenacolo nel
mitico caffè Candolini distrutto dal terremoto, discutevano,
polemizzavano, ma maturavano in comune. Da quegli incontri nacque
la Biennale di Tarcento, momento corale di una meditazione sulla
realtà e sulla storia, punto d'incontro con gli artisti del
Nord Est. Oggi quella tradizione è rinverdita nell'intensa
attività espositiva ospitata in Palazzo Frangipane e nel
parco adiacente.
Della prima generazione di artisti tarcentini, oltre a Loris
Pasquali e Anzil Toffolo, Tiziano Turrin e Luciano
Ceschia fecero parte Lucenti Vuattolo (1901-1961) che
cantò il paesaggio tarcentino e narrò il borgo natale,
Molinis, e la gente del Friuli con un linguaggio passato nell'ultimo
periodo per i filtri dell'astrattismo.
Emilio Culiat (1902-1998), triestino di nascita, influenzato
dalla filosofia di Tei I hard de Chardin, fondò la Scuola
della terrestrità corale di Aquileia, che espresse una pittura
dalle apparenze naif, ma nutrita di succhi culturali e di un lavoro
sintattico complesso.
Giuseppe Macor (1905-1963), tarcentino, trasferitori nella
maturità in Carnia, la sua pittura, estranea agli stilemi
destrutturanti delle avanguardie del Novecento, si esprime in opere
di raggiunta sintesi tra maestria tecnica e sensibilità visiva.
Aldo Boldi (1913-1991), sempre vissuto a Tarcento, partecipò
ad una stagione fertile di ricerche, sciogliendo i residui grumi
figurali in partiture astratte, ora rivolto alle mitologie umanistiche
di Henry Moore, ora ai modelli del neocostruttivismo del conterraneo
Luciano Ceschia.
Ugo Canci Magnano (1918-1981) si dedicò alla pratica
artistica in risposta a una vocazione naturale. Nel 1943, insieme
ad Anzil, stese il Manifesto-Invito per un'arte classica moderna
che anticipò in Friuli il neorealismo.
Albino Lucatello (1927-1984), veneziano di nascita, si trasferì
a Tarcento, di cui penetrò sensitivamente il paesaggio, assorbendone
clima ed umori, ricreati sulla tela con un discorso estremamente
libero. Dimostrò che si potevano introdurre le grandi esperienze
dell'arte internazionale di gesto senza negare le ragioni profonde
di una pittura umanistica capace di riaffermare le proprie funzioni.
E' oggi attiva la generazione della fine degli anni trenta, con
Tonino Cragnolini, dalla pittura aspra e tesa, smagliante,
complessa articolata e graffiante, di ascendenza nordica; con Aulo
Toffolo, che, dopo le avventure sperimentali, è approdato
a un universo di classicità rivissuta con inquietanti folgorazioni;
nella vicina Magnano continua il suo impegno, in una scultura di
grande forza e raffinatezza insieme, Giancarlo Ermacora.
Si è fatta avanti, intanto,
la generazione degli anni cinquanta, in cui sono emersi i pittori
Toni Zanussi, che intesse immagini utopiche dai colori netti,
minerali, scintillanti, e Loris Agosto intento ad una personale
ricerca attraverso i nuovi linguaggi estetici; la scultrice Bernarda
Visentini reinventa in opere di raffinata espressività
antichissime simbologie; mentre si va formando un vivaio di più
giovani artisti.
Ricordiamo, infine, due pittrici, Gemma Boncompagno penetrante
acquarellista, dalle visioni diafane al limite dell'astrazione;
Bruna Sibille Sizia, impegnata, però, soprattutto
nella scrittura con risultati di grande incisività, in particolare
ne La terra impossibile, primo romanzo sui cosacchi in Friuli, e
in Cane da catena, affresco corale sul terremoto del 1976.
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