| Parrocchiale
di San Pietro Apostolo:
La Pieve tarcentina, secondo alcuni, si sarebbe organizzata già
fra il IV e il VI secolo nella zona del borgo Centa, il nucleo abitativo
più antico del paese. L'attuale edificio della chiesa risale
al secolo XV (la facciata con portale gotico è del 1424),
anche se venne in seguito modificato ed ampliato; verso la metà
del XIX secolo vennero prolungate le navate laterali e all'inizio
del '900 furono ultimati i lavori di ampliamento del presbiterio.
Oggi si
presenta con semplice facciata, dominata dal portale strombato archiacuto.
Accanto si erge la massiccia torre campanaria, innalzata tra il
1730 ed il 1741.All'interno del Duomo, da segnalare la secentesca
alzata marmorea dell'altare maggiore, arricchita da pregevoli statue,
fra cui spiccano due angeli in marmo di Carrara:
quello di destra regge la chiave ed il libro; quello di sinistra
il uribolo. Lopera fu acquistata nel 1813 dal monastero di S. Maria
della Cella a Cividale, soppresso nel 1810.
L'altare fu successivamente completato dalla pala raffigurante la
Consegna delle chiavi a Pietro, opera di Odorico Politi. Gli affreschi
della cupola sono del gemonese Francesco Barazzutti, realizzati
all'inizio del '900. Nel 1927 il figlio Giuseppe decorò la
cripta votiva, dedicata a S. Antonio da Padova, che nell'occasione
venne trasformata in cappella monumentale in ricordo dei caduti
di Tarcento nella grande guerra. L'altare della Madonna del Rosario,
al sommo della navata sinistra, risale alla fine del XVIII secolo:
edificato su disegno di Pier Maria Cortenovis, venne eseguito dallo
scultore udinese Adeodato Pariotti, cui spetta anche il basso rilievo
con la Madonna del Rosario e Santi.La struttura classicheggiante
dell'altare, piacevole per l'armonia dalle proporzioni e per lo
slancio esaltato dalle colonne con capitello corinzio, viene evidenziata
dalle sei statue marmoree a tutto tondo poste nella zona del timpano.
Testine di angioletti alati abbelliscono poi i dadi su cui insistono
le colonne contornanti la nicchia , nella quale si trova la statua
lignea della Madonna del Rosario, intagliata a fine '800 dall'udinese
Piccini. Quindici riquadri raffiguranti i Misteri, dipinti dal tarcentino
Carlo Boldi, completano l'insieme.
Sulla navata destra l'altare dei Ss. Martiri, già altare
di S. Maria dei Battuti, opera settecentesca, contiene la Purificazione
di Maria, pala attribuita al bergamasco Vincenzo Orelli e datata
fine '700, recentemente restaurata. Nel soffitto della navata centrale,
in uno dei due riquadri, Giuseppe Ghedina affrescò nel 1874
l'Assunzione della Vergine: composizione ricca di figure, oggi purtroppo
danneggiata, ritenuta l'opera somma dell'artista cortinese.
Dello stesso autore anche i quattro tondi con gli Evangelisti e,
nella cappella adiacente al
coro, ora sagrestia, la Confessione di S. Luigi Gonzaga e S.Carlo
Borromeo.
Da segnalare poi l'altare del Sacro Cuore, sulla navata destra,
e quello di S.Giuseppe, sul lato oposto, entrambi risalenti a metà
'800.Il pulpito è probabilmente opera dell'architetto Girolamo
D'Aronco.
Infine si segnalano due tele di Tita Gori, artista di Nimis, dipinte
all'inizio del '900 e posizionate al centro delle due navate laterali.
Una nota a parte merita il grande organo, presente sopra l'ingresso
centrale. Si tratta di un prezioso strumento, costruito dal padovano
Malvestito (1906), che presenta oltre 2000 canne. È l'unico
organo di tali dimensioni a funzionamento meccanico del Friuli.
Smontato durante i lavori di ristrutturazione postsismica dell'edificio,
è stato risistemato nel 1983 da Zanin.
PALAZZI
STORICI E VILLE: a poca distanza dal Duomo si trova il palazzo
Frangipane, detto della Rotonda, una delle residenze degli antichi
Signori di Tarcento. La costruzione attuale risale al XVII secolo,
edificata sulle preesistenze di un palazzo cinquecentesco. Al centro
della corte quadrata interna si trova una fontana detta "dell'amore".
La loggia ottagonale retrostante fu aggiunta in un secondo momento,
ricavando così due ampie e luminose sale chiamate "rotonde".
All'esterno del palazzo, sul ripido pendio che digrada verso il
sottostante torrente Torre si sviluppa un suggestivo parco che in
alcuni passaggi ripropone gli stilemi del romanticismo pittorico.
L'edificio ospita le riunioni del Consiglio comunale; è sede
del Museo Archeologico e Naturalistico di Tarcento; vi si svolgono
mostre d'arte, convegni e cerimonie solenni.
Risalendo la prospiciente via Frangipane, dopo aver superato il
monumentale portale in pietra, si giunge a villa Pontoni o "il
Palazàt", elegante costruzione che in passato fu la
dimora principale della famiglia Frangipane, una volta abbandonato
il castello inferiore di Coia.
L'edificio, in origine cinquecentesco, subì nei secoli numerose
modifiche e le sue pregevoli decorazioni interne andarono perdute
dopo il terremoto del 1976. Il parco, dominato da due grandi cedri
dell'Himalaia, non ha più alcun valore artistico, anche se
merita ricordare che verso la metà del '500, stando alle
minuziose descrizioni dell'umanista Cornelio Frangipane, si presentava
quale sontuoso giardino all'italiana, adornato da filari di rose
e siepi di bosso, e da una fontana rinascimentale con numerosi giochi
d'acqua, nota come "fonte Helice".
Ai piedi della collina di Coia si trova il complesso di villa De
Rubeis Florit, molto antico, (XIV sec.) anche se rimaneggiato nei
secoli successivi. Le stanze del piano nobile presentano pareti
abbellite da stucchi e porte laccate del 700, con varie decorazioni.
Caratteristica è la cantina con volta in mattoni, oggi adibita
a osteria; a fianco della cantina un androne presenta tra le travature
interessanti decorazioni di stemmi di antichi casati. Tra fine '800
e inizio '900 fu dimora dei famosi geografi Giovanni e Olinto Mannelli.
Attualmente di proprietà privata, ospita mostre d'arte e
concerti di musica classica.
CENTRO
STORICO: la piazzetta antistante il Duomo (piazza Roma) e la
via pedonale che l'unisce a piazza Libertà (via Roma), rappresentano
l'attuale "centro storico" della cittadina pedemontana,
i cui edifici a fronte continuo su ambo i lati sono adibiti ad attività
commerciali. Il centro vitale del paese proseguiva lungo via Morgante,
l'antica via Sottocenta, che univa la piazza di Sotto, presso il
ponte sul Torre, alla piazza di Sopra, presso la chiesa. Piazza
Libertà è stata recentemente ridisegnata, divenendo
isola pedonale dal 1997. Ogni venerdì mattina si riempie
delle colorate bancarelle del mercato. Tra gli edifici più
interessanti del centro, a pochi passi dal Duomo, la Domus Mariae,
ora sede parrocchiale e scolastica, in passato rinomato albergo
"Ristoro" per i villeggianti della Perla. Di fronte alla
Domus e di fianco al Duomo si trova l'edificio che fu dimora del
Vicario degli Slavi. La facciata presenta un affresco all'interno
di un bei riquadrino a stucco: si tratta di una pittura popolare
del settecento che si riferisce a S. Pietro. Da segnalare il cinema-teatro
"Margherita, in viale Marinelli, realizzato negli anni '50
su progetto dell'architetto Gino Valle. L'edificio presenta spessi
muri in pietra locale ed i volumi sporgenti in cemento.
VIALE MATTEOTTI E LE SUE VILLE: il principale viale alberato
del paese può offrire, grazie ad una piacevole passeggiata
all'ombra dei suoi tigli, l'occasione di osservare alcune tra le
più interessanti realizzazioni architettoniche del primo
'900 friulano, passando dal Liberty al Decò, per giungere
allo stile razionalista. A pochi passi dalla piazza, al civico
n°6, si incontra villa Sala, villino residenziale progettato
negli anni venti da Ermes Midena, uno dei maestri del razionalismo
italiano. Allontanandoci dal centro, sempre sul lato destro del
viale si succedono villa Pividori Pietro, villino Decò realizzato
nel 1926 dall'impresa Ferdinando Ceschia ed inizialmente destinato
a piccolo albergo; quindi, al civico n. 50, villa Toffolo, villino
Decò di scuola romana, del 1924, con bowwindow prismatico
e un curato giardino pittorico. È poi la volta di villa Marcuzzi,
opera giovanile di Ermes Midena, geniale connubio fra tradizione
e razionalismo, che presenta anche una interessante serra con statua
classicheggiante. Sono state purtroppo distrutte dal sisma villa
Burini, in stile Liberty e la sede dell'impresa Ceschia, opera di
Provino Valle.
CHIESA
DI SAN BIAGIO: Riedificata dopo il sisma del 1976, la bella
chiesa, che sorge al centro dell'estesa borgata di Aprato, è
dedicata a S. Biagio, raffigurato in una statua lignea del XVI secolo
collocata a destra dell'altare. All'interno si trovano anche una
pala cinquecentesca raffigurante la Trinità, S. Biagio e
tutti i Santi, oltre alla statua della Madonna in preghiera, scultura
lignea quattrocentesca di ottima fattura, attribuita a Leonardo
Thanner e probabilmente facente parte di un precedente altare maggiore
della chiesa parrocchiale di S. Pietro, andato perduto. San Biagio
viene festeggiato ai primi di febbraio con piccola sagra paesana,
processione e tradizionale benedizione della gola.
PASSEGGIATA SUL TORRE: Punto di arrivo o di partenza del
suggestivo percorso pedonale in riva destra del Torre è la
nuova passerella, che collega il centro polifunzionale "ex
caserma Tolentino" a via dei Mulini. Dalla passerella si può
apprezzare, verso nord, uno scorcio sulle Prealpi Giulie, dalle
quali nasce il torrente. Sotto al ponte pedonale si distende ad
arco il salto d'acqua artificiale della rosta "Armellini",
un tempo punto di raccolta dell'acqua per la roggia dei Mulini,
che in riva destra alimentava vari mulini.
Dopo qualche centinaio di metri si giunge al ponte di Tarcento,
tra le più antiche opere di attraversamento del corso d'acqua.
Il percorso passa sotto al ponte, dove due briglie artificiali creano
piacevoli giochi d'acqua.
Proseguendo in direzione della corrente, si raggiunge l'area del
palazzetto dello sport.
Sulla riva opposta si possono ammirare alcune belle costruzioni
residenziali, in particolare villa delle Rose e villa Caterina.
La passeggiata continua, ampia e pavimentata, per altri trecento
metri, dopo di che viene sostituita da un percorso naturalistico
che prosegue tra salici e ontani fino alla rosta della Mina, dove
in passato venivano captate le acque per la roggia di Molinis. Volendo
completare l'anello si può risalire la stradina bianca (via
Mulin Vecchio) sino a Borgobello e quindi, mantenendo la destra,
giungere nuovamente in centro.La passeggiata sul Torre è
un riposante percorso dotato di panchine e illuminazione notturna
che la rendono piacevole e romantica soprattutto nelle calde serate
estive, allietate dalla discesa lungo il fiume di aria fresca proveniente
dalla zona montana, nota come "ajarìn di Cròsis"
(brezza di Cròsis).
È prevista la realizzazione della passeggiata sino all'abitato
di Molinis.
LE ROSTE: lungo il Torre si hanno notizie di mulini ad acqua
sin dal XIII secolo. A Tarcento vengono segnalati nel '600 due mulini,
uno in riva destra e l'altro sulla sponda opposta. A Molinis si
segnalano in passato tre mulini, un battiferro, una segheria e due
fornaci. Per assicurare un flusso idrico costante a questi opifici,
che sorgevano lungo rogge artificiali, si innalzarono opere di sbarramento:
rispettivamente la rosta Armellini e quella della Mina.
Le due roste, tutt'ora visibili, hanno perso la loro funzione originaria
e servono unicamente per rallentare l'impeto delle acque in piena
del torrente.
FAUNA LUNGO IL TORRE: non sfuggiranno alcuni interessanti
incontri con gli animali legati al torrente, primi fra tutti i pesci,
con i grossi esemplari di trote in bella mostra nelle pozze in prossimità
del ponte. Durante l'inverno si osservano regolarmente il merlo
acquaiolo e le ballerine gialle, mentre nella bella stagione sono
frequenti gli aironi cenerini e non manca persino qualche garzetta.
Di recente le limpide acque del torrente hanno attirato anche l'airone
bianco, eccellente pescatore di piccole trote e arborelle.
PONTE SOTTOCENTA: dei cinque attraversamenti sul Torre nel
comune di Tarcento (ponte di Ciseriis-Zomeais; passerella di Bulfons;
passerella della Tolentino; ponte di Tarcento; ponte di Molinis)
il più antico è senz'altro quello in centro, un tempo
chiamato "ponte Sotto Centa". L'attuale manufatto risale
all'inizio del '900, dopo che varie opere precedenti, prima in legno
e poi in pietra, furono regolarmente spazzate via dalle piene del
torrente.
VILLE STORICHE SUL TORRE: Tarcento era una delle
zone di vacanza più ambite in regione a fine '800. In particolare
le rive del Torre dove, in quel periodo, furono edificate numerose
ville. Presso il ponte sorge casa D'Aronco, opera dell'architetto
Raimondo D'Aronco del 1910, in seguito rimaneggiata.
Di fronte al palazzotto dello sport si possono osservare villa delle
Rose, pittoresco villino Decò progettato negli anni '30 da
Cesare Scoccimarro; al suo fianco si erge villa Caterina, castelletto
edificato sulla viva roccia nel 1898; da non dimenticare le retrostanti
casa Sala, con caratteri neoclassici, e villa Vilma, con tipica
torretta di gusto tedesco.
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