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I MASCARARS DI TARCINT

 

 

I Mascherai di OGGI

REMO DEL MEDICO - COIA

nato nel 1947, inizia a lavorare molto presto e conosce anche lui, come molti allora, la necessità dell’emigrazione. Dopo l’esperienza in Francia, si stabiliscenuovamente nel suo paese d’origine e continua il mestiere di elettricista, che svolge tutt’ora.
Pur essendo un “figlio d’arte” (il padre Olvino del Medico è stato uno dei mascherai più noti e produttivi fino agli anni ‘80), inizia ad scolpire i “tomàts” solo una decina d’anni fa, sentendo forse la necessità di prendere il testimone lasciato dal padre.
Oggi realizza le maschere usando in prevalenza il tiglio, che consente una buona lavorabilità unita alla leggerezza del prodotto finito. Questa caratteristica infatti risulta importante per chi l’indossa a lungo: non ha dimenticato infatti le abrazioni al naso quando, ragazzino di dieci anni, le portava legate con semplici elastici e senza imbottiture, in giro per Coia con i suoi compagni di mascherata. Allora forse non si badava troppo al confort...
Remo realizza i suoi soggetti cercando nella caricatura la fonte principale d’ispirazione; siano fattezze umane o -talvolta- animali, le caratteristiche dominanti del volto contengono sempre elementi fortemente dilatati, quasi per catturare l’attenzione dell’osservatore conducendolo però più al sorriso che al timore.
Le maschere sono tutte d’un pezzo, senza elementi aggiunti o applicati, come si usava fare un tempo quando, per variarne l’aspetto senza doverne fare una nuova, si sostituiva generalmente il naso fissandolo con viti o chiodi.
Colorate o al naturale, i “tomàts” di Remo Del Medico hanno una fisionomia originale, che lo distinge sia dagli altri autori contemporanei sia dalle generazioni precedenti, incluso il padre. Opportunamente infatti, pur partendo dall’imitazione, se ne è staccato presto ed ha trovato una sua strada autonoma e suggestiva.
Negli anni ‘90 viene invitato ad esporre le sue maschere in alcune rassegne locali, dove vengono apprezzate per la novità dei soggetti e l’accuratezza della finitura; da allora partecipa attivamente alle iniziative di divulgazione, condotte periodicamente assieme al gruppo dei mascherari tarcentini.

 

SERGIO MICCO - SAMMARDENCHIA

Nato nel 1935, emigra in Svizzera a 19 anni per fare il muratore, come molti allora, alla ricerca di un futuro migliore.
Dopo 6 anni rientra in Friuli, dove continua quel mestiere ininterrottamente fino alla pensione.
L’interesse per l’intaglio dei “tomàts” inizia da ragazzo, quando ancora erano in molti a Sammardenchia a realizzarli per andare in maschera. I due o tre pezzi allora intagliati in modo rudimentale sono andati perduti; da allora Sergio non ci pensa più fino agli anni ‘70, quando si rende conto che di tutti quelli realizzati in paese non ce n’era rimasto più alcuno, sia perchè acquistati dai robivecchi che allora battevano i paesini (li pagavano anche fino a 10.000 lire, al tempo), sia perchè raccolti durante una famosa ricerca etnografica dei coniugi Ciceri, sulle tradizioni carnevalesche del Friuli.
Le poche che riesce a realizzare prima del terremoto vengono donate ad alcuni volontari di Verona, per ringraziarli dell’aiuto portato alla frazione di Sammardenchia.
Ma è dopo la ricostruzione che Sergio può dedicarsi con passione e creatività all’intaglio delle maschere lignee: per la prima volta le espone in una mostra tenutasi a Tarcento nel 1983, per l’inaugurazione della biblioteca civica ricostituita in un prefabbricato, dopo il terremoto. L’interesse suscitato allora lo spinge a continuare, cercando di mantenere lo scopo originale, cioè quello del loro uso durante le scorribande di carnevale: ultimamente infatti altri intagliatori locali le realizzavano per lo più come oggetti decorativi, da appendere al muro piuttosto che da usare.
Sergio vi lavora dunque in tutti i ritagli di tempo, partecipa ad alcune esposizioni e “laboratori” organizzati sia a Tarcento che in provincia e fuori Regione; è anche protagonista di un video divulgativo che illustra la pratica dell’intaglio di queste maschere caratteristiche del tarcentino.
I suoi soggetti sono spesso “suggeriti” dal materiale stesso, attraverso le caratteristiche dei legni trovati nel bosco e trasfigurati dalla fantasia e dalla sensibilità dell’autore. Uomo modesto e schivo, Sergio crea e dipinge le maschere fantastiche nel suo laboratorio domestico, immaginando sempre che qualcuno le indosserà prima o poi. La “bellezza”, la varietà di soggetti e la creatività dunque, ma anche la vestibilità, distinguono i “tomàts” di Sergio Micco.
Grazie a questa caratteristica, essi vengono sempre più utilizzati negli ultimi anni per animare gli “strits”, ovvero le scenette satiriche riproposte recentemente da un gruppo di giovani del paese, nello spirito della antica tradizione carnevalesca locale.

 

LUIGI REVELANT - LONERIACCO

Nato nel 1951, si diploma all’Istituto Tecnico “Malignani” ed intraprende l’attività di tecnico elettronico, attività che lo conduce spesso a viaggiare in vari paesi del mondo e a soggiornare per alcuni anni fuori dal Friuli.
Ed è proprio rientrando da un periodo all’estero che “scopre” i ”tomàts”, esposti nel prefabbricato che accoglie dopo il terremoto la riapertura della biblioteca di Tarcento.
Dopo alcuni anni si ristabilisce nel comune, a Loneriacco, ed inizia la ricerca delle tracce allora labili delle maschere lignee tradizionali della zona. Poco per volta ne ricostruisce il percorso, rintracciando i nomi degli antichi autori e conoscendo gli ultimi intagliatori ancora attivi nei paesi della Riviera.
Alla fine degli anni ‘80 promuove alcune mostre sia in ambito locale che fuori regione, compresa una significativa ed ampia rassegna in una galleria d’arte a Milano.
Negli anni ‘90 realizza una iniziativa coltivata da tempo: un simposio di scultura di maschere lignee carnevalesche, al quale invita autori provenienti da varie regioni dell’arco alpino orientale. Per tre anni consecutivi, nel periodo epifanico, Tarcento è sede di questa manifestazione, che fa conoscere antiche tradizioni culturali e riceve sostegno finanziario da importanti realtà locali nonchè il patrocinio di Comune, Provincia e della Regione Friuli Venezia Giulia.
I rapporti instaurati in quegli anni con gli autori tarcentini dei “tomàts” valgono come stimolo ad iniziare lui stesso a scolpire le maschere; dapprima con meno frequenza, poi con crescente convinzione ed entusiasmo.
Dalla fine degli anni ‘90 promuove regolarmente rassegne e dimostrazioni pubbliche assieme ai tre autori principali rimasti ancora attivi e produttivi. Accanto all’aspetto creativo, privilegia anche la originale destinazione di questi manufatti: insiste infatti con alcuni gruppi locali per riproporre gli “strits”, un tempo popolari scenette satiriche proposte a carnevale da gruppi di mascherati, in particolare nelle frazioni montane e della Riviera.
Caratteristiche essenziali della sua non vasta produzione sono da un lato l’attenzione particolare alla vestibilità e alla leggerezza, dall’altro la cura della finitura superficiale, di preferenza lasciata al raffinato gioco delle sgorbie ed alla colorazione suggestiva.
I soggetti sono in prevalenza di ispirazione grottesca o caricaturale, per sottolineare con forza come la loro destinazione sia quella dell’uso negli “strits”, piuttosto che le pareti delle abitazioni.

 

I Mascherai di IERI

Senza la pretesa di completezza, citiamo qiu i più noti "mascherai di ieri", la cui eredità viene tenuta viva dagli autori di oggi.

GUIDO BOEZIO
Zomeais 1916-1987

I suoi mascheroni leggeri ed ironici nacquero con passione nel verde intenso di una stratta valle solcata da un minuscolo torrente, lo Zimor.
Elementi peculiari delle sue realizzazioni sono stati la colorazione rosa, le grosse labbra turgide e le ciglia nere sovrastanti occhi e naso, quasi a ricordare il vino e l'allegria frizzante del carnevale.

 

OLVINO DEL MEDICO
Coia 1910-2004

Le sue rradici affondano nella tradizione "classica" di Coia. Autore prolifico, realizzò molte tra le più significative maschere tradizionali tarcentine.
Le più note sono oggi patrimonio del gruppo folkloristico "Chino Ermacora", che le impiega in un suggestivo balletto, facendole conoscere in tutto il mondo.

 

RICCARDO FLOREANI
Zomeais 1914-1994

"Rustiche" potrebbero essere definite le sue realizzazioni, per i materiali (anche la corteccia di betulla) e per la tecnica, fatta di interventi netti, drastici, volutamente semplici. Drammatica ed essenziale la colorazione, ottenuta generalmente con pochi tocchi.
Benchè generalmente queste maschere non siano in genere indossabili, le loro espressioni le collocano nello spirito carnevalesco delle mascherate di un tempo.

 

ALDO MICCO
Sammardenchia 1934-2002

Da ragazzo, con i pochi attrezzi di fortuna che allora erano possibili, cominciò anche lui come tanti, imitando altri intagliatori del paese.
Le sue si possono considerare un perfetto esempio delle maschere storiche di Sammardenchia: linee grezze e deicse, insesistente levigatura o finitura, uso schematico del colore e particolare impiego di complementi ricavati dal mondo animale, come peli e denti di maiale, per rendere maggiormente "pauroso" l'effetto finale.

 

ALCEO MUZZOLINI
Billerio 1912-2002

Cominciò a intagliare maschere da bambino, imitando il padre Pietro, e fu protagonista degli anni d'oro degli "strits", le scenette satiriche del carnevale locale.
Le caratteristiche specifiche della sua produzione, oggi dispersa, rimangono l'espressione ghignante, da allegria "grassa", e i grandi nasi avvitati, per renderli facilmente intercambiabili.

 

GIOVANNI NICOLETTI
Zomeais 1914-1989

Iniziò da giovane ad intagliare maschere, con una sensibilità ed una cura nei particolari, come testimonia il suo pezzo più noto: la maschera nera realizzata intorno al 1930.
I suoi Tomàz tutti d'un pezzo danno l'impressione di essere fatti con un materiale malleabile, tirato ed allungato a piacimento, anzichè con solido legno di castagno o di tiglio.

 

ARRIGO TOSO
Zucchia 1912-2002

Appartenente ad una famiglia che ha espresso nel XX secolo molti mascherai, Arrigo iniziò a scolpire solo nel post-terremoto del 1976, al rientro in Friuli dopo una lunga emigrazione.
I suoi soggetti si orientarono verso gusti diversi dalla tradizione dei tomàts, tuttavia queste maschere prevalentemente in tiglio, talvolta ripresero la tipologia affermata di un celebre predecessore, lo zio Lodovico, attivo agli inizi del secolo.

 

REMO TOSO
Coia 1933-2003

Anch'egli della famiglia più nota di mascherai tarcentini del XX secolo, fu un autore originale ancor più che tradizionale.
Gli elementi caratteristici delle sue maschere fortemente espressive e moderne sono la forma spiccatamente triangolare, il tratto spigoloso, quasi grafico, ed i colori forti che volevano impaurire -ma solo per scherzo- l'osservatore.

 

VICO TOSO
Zucchia ?-1917

Anch'egli della famiglia più nota di mascherai tarcentini del XX secolo, fu un autore originale ancor più che tradizionale.
Gli elementi caratteristici delle sue maschere fortemente espressive e moderne sono la forma spiccatamente triangolare, il tratto spigoloso, quasi grafico, ed i colori forti che volevano impaurire -ma solo per scherzo- l'osservatore.

 

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